Rinascita Africa

Lotta per la mia Africa di domani

7 marzo 2010

Le donne hanno un ruolo importantissimo nella società!

Lascio queste righe per le mie madri, tutte le mamme di questo mondo e tutte le future mamme, anzi a tutte le donne.

Tu meriti ch’io ti dica davvero grazie!

Mamma, forse per te sembra assurdo che io mi svegli un giorno tra tanti senza nessun motivo a ringraziarti con delle parole così semplici, ma per me tu meriti ch’io ti dica davvero grazie.
Mamma, forse ti ricordi i nove mesi che ho trascorso nella tua pancia, i diversi movimenti che facevo là dentro, anzi ti ricordi quante volte non sapevi quale fosse la posizione giusta per sentirti a tuo agio, provavi a metterti in piedi, in ginocchio oppure sul letto, appoggiando quel pancione contro il materasso, e pure eri contentissima: per questo tu meriti ch’io ti dica davvero grazie.
Mamma, forse ti ricordi il giorno della mia nascita, quando tutti erano intorno a te e tu udivi dentro di te una gioia finissima, le lacrime che bagnavano le tue belle guance, scivolavano lentamente e cadevano sul petto sotto forma di goccioline d’acqua, e pure tu piangevi di gioia; tutto questo sembra per te naturale, ma per me tu meriti ch’io ti dica davvero grazie.
Mamma, forse ti ricordi quante volte ho fatto i miei bisogni sui tuoi vestiti, quante volte hai lavato i miei panni, quante volte mi portavi in braccio girando nella città, ti ricordi anche quante volte ti alzavi la notte per farmi bere oppure perché io piangevo senza nessun motivo, tu rinunciavi al tuo sonno per me, cose che sembrano per te naturalissime, ma per me tu meriti ch’io ti dica davvero grazie.
Mamma, forse ti ricordi quante di quelle volte mi hai chiesto una mano e non te l’ho data, quante volte ti ho fatto arrabbiare perché non ti ascoltavo, quante volte ti veniva addirittura da piangere per la mia imprudenza; tutto sembra normale per te, ma per me la tua dolcezza, il tuo accompagnamento, la tua educazione e la tua simpatia sono davvero eccezionali, per questo tu meriti ch’io ti dica davvero grazie.
Mamma, forse ti ricordi i tuoi momenti di ansia, di paura, di preoccupazione, di tristezza, anzi i momenti in cui le mie difficoltà ti agitavano, e tu sembravi voler sostenere i miei pensieri; tutto questo sembra davvero naturale per te, ma per me tu meriti ch’io ti dica davvero grazie.
Mamma, grazie davvero per tutto quello che hai fatto, fai, e continuerai a fare per me.
Joseph DIANTOM

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5 marzo 2010

La mia prima poesia!

L’UOMO

L’Uomo, essere vivente civile il quale ha a disposizione la natura, una natura bella che egli riduce a niente senza rendersi conto.
L’Uomo, essere coscienzioso, il quale non è mai conscio di quello che fa, dei propri atti, talenti, della sua bellezza naturale, della sua intelligenza e della sua potenza.
L’Uomo, essere umano autorevole, regna nell’incapacità; semplicemente perché è negligente, ignaro ma soprattutto perché ha perso il senso della ragione.
L’Uomo, l’unico ad essere trasformato dalle proprie abitudini, dal proprio carattere e dal modo di accettare e di assumere le proprie responsabilità.
L’Uomo che oggi non si rende più conto della vera realtà, una realtà evidente agli occhi di tutti.
L’Uomo, essere vivente il quale ha dimenticato che la solidarietà e la convivenza sono la base fondamentale della vita umana.
L’Uomo, essere umano, il quale non si rende mai conto che nella sofferenza si costruisce un impero che è la chiave della felicità; che la sofferenza non è altro che un cammino che conduce verso la felicità.
L’Uomo, un essere umano, che tende ad isolarsi dal resto del mondo, perché ha paura di condividere il proprio spazio, la propria cultura,la propria religione, il proprio sapere e le proprie incertezze, anzi paura di convivere con il diverso.
Joseph DIANTOM

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14 febbraio 2010

Alcuni miei amici italiani non mi capiscono!

Ho sulle mie spalle una storia, una cultura e un modello di vita che mi identificano nel confronto con i miei coetanei italiani; la mia filosofia di vita è in gran parte diversa dalla loro. Alcuni per questo mi definiscono con le parole seguenti: “testa dura”, “troppo rigido”, “troppo schematico”. A volte queste parole mi permettono di riflettere sul mio carattere e concludo che la mia personalità è frutto del mio percorso di vita e mi ritengo felice, mi piace scherzare ed essere sorridente con chiunque.
Ricordo una piccola sceneggiata avvenuta due anni fa, quando ero appena arrivato in Italia: i miei amici universitari, molto gentili, erano sempre disposti ad offrirmi qualcosa alle pause pomeridiane che intercalavano le lezioni. Io, invece rifiutavo sempre e non riuscivo neanche a spiegare loro le cause, perché avevo soprattutto il problema della lingua. Per me era una cosa che non faceva parte delle mie abitudini nutrizionali. E quindi alcuni dei miei amici pensarono: “non mangia fuori dei pasti”. Oggi mi rendo conto di quanto una cultura sia diversa dall’altra. Nel mio villaggio gli studenti non mangiano tra una lezione ed un’altra, ed io mi sono abituato a non sentire fame. Loro continuano ad affermare “non mangia fuori pasti” e così via. Io non sento ciò come una offesa e continuo ad essere felice, sorridente, e continuo a scherzare con loro.
Ho un carattere un po’ particolare. C’è un momento della mia vita che mi sembra un pochino esagerato, ma solo io riesco a capire me stesso. Il momento degli esami cambia di poco la mia quotidianità. Durante il periodo degli esami, mi concentro particolarmente sui libri, perdo il mio peso sentendomi così leggero da potere galleggiare sulle acque del mare; a volte mi sembra essere racchiuso in una camera ad atmosfera modificata, da cui non posso uscire, altrimenti rischio di alterarla. È anche il momento in cui sono pigro nella preghiera, ma è però il momento in cui noto con certezza la presenza di Dio nella mia vita. A volte mi sembra di sentire dentro di me una voce che afferma: “dai, forza e coraggio, ce la fai”. È anche il momento in cui mi sento molto stanco e soprattutto fragile e tendo così facilmente ad arrabbiarmi per delle piccole cose. È un momento speciale per me.
Io, in realtà non sono una persona particolarmente intelligente, ma ho una caratteristica particolare che rende facile la mia vita: la fermezza ad impegnarmi a qualsiasi costo per guadagnare il mio futuro, rinunciando a volte alle cose secondarie. È là che i miei amici italiani non mi capiscono. Per potere concentrarmi, devo assolutamente rispettare le mie abitudini sonno-veglia, altrimenti rischio di non rispettare la tabella di marcia. Così è ordinata la mia vita, non posso rinunciare fino a quando continuerò a studiare, anche se spesso mi fa sentire a disagio rifiutare l’invito a divertirmi di un/a amico/a.
Vorrei soltanto dire a miei coetanei, che sono una persona che ormai non può vivere senza gli amici. Da tanto tempo non sento più il bisogno del nucleo familiare, anche se a volte mi piace ascoltare i consigli dettati in famiglia, perché sempre più spesso voglio decidere da solo le cose relative alla mia vita, anche sbagliando. La mia vita ha molto bisogno di voi fratelli e sorelle, solo con voi riesco a confrontare le mie paure e le mie incertezze. In un gruppo omogeneo dove tutti hanno i diritti e i doveri di esprimersi con le proprie parole, è il luogo in cui si cresce, si impara, ci si innamora, si trova il/ la proprio/a compagno/a di vita. I giovani crescono soprattutto fuori casa, dove si rendono conto della diversità culturale sociali e familiari.
La vita diventa bella quando viene condivisa con gli altri.

Joseph DIANTOM

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6 febbraio 2010

Lodi a Dio altissimo.

Io cercavo amore e ho incontrato Te,
Io canto di amore perché conoscendo Te ho scoperto che Tu sei amore.
Io cercavo coraggio nella mia quotidianità e ho incontrato Te,
Io mi rivesto di coraggio poiché lo attingo da Te.
Io cercavo un briciolo d’umiltà e sono finito nella mangiatoia,
Io canto d’umiltà perché nella mangiatoia ho scoperto che Tu sei umiltà.
Io cercavo vita e Tu me l’hai data,
Io canto di vita perché so che solo Tu sei vita, e capace di darla gratuitamente.
Io cercavo speranza e sono finito nella casa Tua,
Io canto di speranza perché sono certo che a Te nulla è impossibile, e Tu sei speranza.
Io cercavo verità e ho incontrato Te,
Io canto di verità perché ho conosciuto Te.
Io giacevo nelle tenebre e Tu mi hai illuminato,
Io canto di luce perché ho scoperto che Tu sei luce.
Io cercavo gioia e ho udito parlare di Te e Ti ho imitato,
Io canto di gioia perché conoscendo Te ho scoperto che Tu sei gioia.
Io cercavo pace e ho udito la voce Tua,
Io canto di pace perché udendo Te ho scoperto che Tu sei la pace.
Amen.
Joseph DIANTOM.

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30 gennaio 2010

La scoperta storica di Berlusconi!

Qualche giorno fa, per la prima volta nella storia dell’umanità, il gruppo di ricercatori condotto dal Premier italiano, anzi Silvio Berlusconi, ha scoperto la relazione matematica fondamentale tra l’immigrazione e la criminalità. Ma non conoscendo con certezza la formula matematica esatta, il gruppo decise di esprimere la sua scoperta in povere parole italiane: “meno immigrati meno crimini”.
Il gruppo cominciò l’analisi dei dati matematici con l’introduzione nella legislazione italiana del reato di clandestinità, assieme all’aumento delle tasse per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno, al prolungamento del tempo di permanenza nei centri di identificazione ed espulsione, alle problematiche legate alla cittadinanza italiana, che esso definì “pacchetto sicurezza”.
Oggi ha raggiunto il traguardo dei propri obiettivi, i quali sono la cancellazione definitiva degli immigrati dall’Italia, la bella Italia che sta diventando al giorno d’oggi un paese intollerante, proprio perché il razzismo sta scavando in profondità nei cuori dei cittadini. Quando c’è un problema, la colpa è del più debole: c’è la crisi, la colpa è dei paesi poveri, c’è la criminalità la colpa è degli extracomunitari.
In quello che riguarda la problematica legata all’immigrazione, l’Italia non è l’unico paese in cui arrivano gli extracomunitari: se essa non riesce a gestire con saggezza un tale fenomeno sociale, il problema è suo e non è di chi arriva sul nostro territorio solo perché vuole nascondere la propria testa, dalla guerra, fame e tanto altro.
Qualche giorno fa, il Premier italiano , senza nessuna vergogna, si è permesso di affermare sulle media che la riduzione degli immigrati extracomunitari significa ridurre la criminalità. Mi dispiace davvero per l’inconsapevolezza del Premier italiano, il quale senza un minimo di attenzione alle proprie parole, si permette di divulgare una notizia del genere sui media.
La sua relazione matematica che definisce l’immigrato come una criminalità è una pura discriminazione nei confronti di chi viene in Italia per trovare da mangiare e per portare soprattutto avanti l’economia italiana. Vorrei ricordare al premier italiano che, se l’immigrazione è uguale alla criminalità, allora l’Italia è stata il primo paese a commettere crimini in altri paesi del nostro pianeta. Berlusconi non può dimenticare la propria storia. Negli anni ’70, moltissimi italiani abbandonarono la propria patria per emigrare in altri paesi, cercando di sfamarsi o di farsi un futuro migliore.
È un gravissimo errore che sta commettendo l’attuale governo italiano al riguardo degli immigrati, dimenticando così il valore dell’immigrato sul territorio italiano. Vorrei che ognuno di noi sapesse che in ogni paese del nostro pianeta esistono sia delle persone brave, che persone dedte al crimine. E in materia di crimini, ogni cittadino deve essere giudicato a seconda delle leggi di ogni paese, non come cittadino immigrato o autoctono, ma come un cittadino del nostro intero pianeta. Solo in questo modo possiamo combattere efficacemente contro la criminalità. Ma se ancora oggi, nel ventunesimo secolo, un Premier, il quale dovrebbe funge da esempio per ogni cittadino, si permette di definire l’immigrato extracomunitario come una criminalità, mi dispiace molto perché egli non fa altro che annullare in tutti i sensi gli sforzi forniti da ogni cittadino di buona volontà che combatte per la valorizzazione dell’immigrato facendogli scoprire i propri doveri e diritti.
Mi sembra che la destra italiana, anzi il governo italiano, deve cambiare il proprio angolo da cui guarda l’immigrato, in modo da evitare di trasformare la bella Italia in un paese intollerante.

Joseph DIANTOM

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24 gennaio 2010

La caccia al diverso

Un giorno, un giovane italiano del Nord si alzò verso le nove di sera e andò a nascondersi in una zona meno illuminata dove passavano tutti gli immigrati per raggiungere le loro miserabili case del tutto inabitabili. Proprio in quel luogo, mentre il giovane aspettava impazientemente che il primo nero passasse, egli vide una zona d’ombra più nera con una macchia bianca anzi con i denti bianchi; impaurito, sparò subito senza esitare pensando che fosse un animale feroce. Dopo di che si avvicinò lentamente con paura e dicendo: “mi dispiace molto di averti colpito, ho avuto paura di te”. Toccò in seguito l’animale e si rese conto che non era un animale ma un uomo di colore, e improvvisamente fu riempito di gioia e disse: “allora, ho fatto bene a sparare, proprio questo aspettavo, voi neri dovete scomparire dal nostro territorio”.
Lo fece per un lungo tempo, uccidendo così un elevatissimo numero di neri. Un giorno decise di recarsi in un altro posto dove ipotizzava di trovare gli immigrati. Là si nascose in una zona meno illuminata. Improvvisamente vide arrivare una persona di cui non riusciva ad identificare il colore, ma non esitò, sparò subito e colpì la persona. Si avvicinò e vide che era un bianco e disse “mi dispiace fratello mio, non cercavo te ma cercavo soltanto i neri”. Guardò con più attenzione e si rese conto che il giovane era un “Down” e disse “ tanto va bene le stesso, anche tu sei diverso da me”. Passavano giorni e notti e il giovane non vide né i neri, né i down. Era felice del successo che ottenuto, ma non ancora soddisfatto.
“Ora tocca ai miei fratelli del sud Italia che si recano al nord per cercare lavoro”, pensò. Decise così di cacciare tutti i cittadini meridionali dalle sue zone e così fece. Giorni e notti andavano e venivano, ma il giovane terrorista si rendeva conto che nel frattempo i propri amici, genitori, fratelli e sorelle cominciavano ad allontanarsi e, si trovò solo senza nessuna felicità, niente di nuovo rispetto al passato, anzi peggio di prima. Disperatamente prese la sua pistola, si sparò e morì.
Ecco quello che stiamo cercando di fare: ci eliminiamo, anzi ci uccidiamo uno alla volta fino alla scomparsa totale dell’essere umano su questa terra bella, distrutta da noi stessi. Questo accade tra i neri e i bianchi, i popoli dello stesso paese, della stessa regione, dello stesso villaggio, dello stesso quartiere, della stessa famiglia, tra musulmani e cattolici, tra cattolici, musulmani e non credenti. Ogni cerca di avere tutto a propria disposizione. Una vita egoistica. Ma non ci rendiamo conto subito che la vita non vale la pena di essere vissuta quando si è soli? Diventa una vita priva di felicità, di sorriso fraterno, e quindi di gioia. Abbiamo ancora il tempo di rimediare ai nostri errori, ce la possiamo fare se ognuno di noi si ricorda che: nessuno è diverso, il diverso sono io ma uguale agli altri; nessuno è cittadino di uno specifico paese, ma siamo tutti cittadini del pianeta Terra; nessuno è né nero né bianco, ma abbiamo lo stesso sangue.
Joseph DIANTOM

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9 gennaio 2010

Scusa ai Rosarnesi, e il mio “no” alle parole del ministro Maroni.

Mi dispiace per tutto quello che è successo a Rosarno, per cui chiedo scusa con tutto il cuore a tutti i Rosarnesi. È vero che in una persona, una volta superato il proprio limite di pazienza può scaturire una furia pazzesca, ma i miei carissimi fratelli potevano fare a meno di reagire in quel modo.
La mia vera preoccupazione riguarda le parole pronunciate da tutti i politici ma in particolare quelle del Ministro Maroni “ c’è troppa tolleranza”. Sarebbe meglio se egli si soffermasse un po’ a riflettere sulla questione dell’immigrazione, perché secondo me stanno mandando il nostro paese verso una rovina irreversibile.
Le norme emanate sinora dai diversi Governi non servono a nulla, perché le autorità non sanno come intervenire nell’affrontare l’immigrazione nel nostro paese.
Se il numero di immigrati irregolari aumenta in maniera esponenziale, ciò è dovuto proprio alle diverse norme inutili e anche agli effetti della crisi, la quale ha contribuito a mandare a casa tantissimi immigrati regolari che oggi sono rimasti privi di permesso di soggiorno; questi ultimi, proprio a causa della perdita del posto di lavoro non hanno potuto rinnovare il proprio permesso di soggiorno.
È ora che ogni cittadino italiano, sia immigrato che autoctono, sappia la verità. Qualche mese fa, dopo una fatica immensa, sono riuscito insieme ad un’associazione a comprare il biglietto aereo per un mio connazionale, il quale, avendo avuto almeno tre fogli di via e volendo andarsene, non trovò nessuno che lo aiutasse, neanche i carabinieri. Qualche giorno fa, in TV e sui giornali, ho sentito e letto, il caso di un senegalese, il quale, era riuscito ad ottenere un biglietto di aereo comprato dai suoi connazionali per poter tornare definitivamente al proprio paese, ma egli venne invece fermato all’aeroporto e condotto in carcere, dove dovrà scontare una pena per non aver rispettato il foglio di via.
Secondo me è stata una cosa assurda, che non ho mai incontrato nella vita mia. Questo povero cristiano ha perso i soldi del biglietto, ora vivrà in carcere a spese dei cittadini italiani e dopo il carcere verrà rilasciato nelle stesse condizioni di prima nel nostro paese.
Mi dispiace per chi sfrutta il problema dell’immigrazione per farsi una campagna elettorale sleale. Dare un foglio di via non significa dare un biglietto di aereo, e la mafia non deve essere combattuta soltanto con le parole in TV, ma con saggezza.
L’immigrazione, essendo un fenomeno sociale, deve essere governata con saggezza.
Joseph DIANTOM

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31 dicembre 2009

Ti affido me e i miei Fratelli

O Gesù Bambino, Salvatore di tutta l’umanità, Sei così misericordioso, che, nonostante la tua potenza suprema, hai scelto di venire in mezzo a noi in una mangiatoia; fa’ che questa Tua venuta sia per ogni persona che liberamente crede in Te, una festa quotidiana e non una semplice ricorrenza annua.
O Gesù, Figlio della Vergine Maria, Madre di tutta l’umanità, Sei pieno di amore e ogni Tua parola è una risorsa di gioia, fa’ che nella mia quotidianità, continui a fiorire l’amore natalizio per tutto l’anno e per tutta la mia vita.
O Luce splendida discesa sulla terra per illuminare chi giace nelle tenebre, Ti affido per tutto questo anno me e i miei Fratelli sparsi in ogni angolo della terra, affinché ognuno di noi possa aprire il proprio cuore alla luce di vita e percorrere la giusta strada.
O Salvatore mio, Ti prego di ricordare tutte le persone ammalate, i senzatetto, le persone affamate, i senza lavoro e soprattutto le persone che ancora non vedono la Tua luce, affinché ognuno di loro possa rallegrarsi insieme a noi della Tua venuta.
Amen.
Joseph DIANTOM

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23 dicembre 2009

Messaggio per un Anno nuovo

Il tempo passa, e ci avviciniamo pian piano verso il gran giorno che tutti aspettano ogni anno, il giorno della “Natività di Cristo”. Ognuno di noi si sta organizzando bene per fare il proprio presepe, il proprio albero di natale, siamo tutti felici di scambiare ogni sorta di regalo, ma nessuno si impensierisce di mutare il proprio cuore, i propri pensieri, le inerenti idee, il proprio carattere, oltre che riflettere sulle proprie manchevolezze durante questo anno 2009, in modo da trascorrere un natale con tanta felicità e iniziare l’anno nuovo con serenità.
Spero che la politica del nostro paese faccia un passo in avanti dimenticando tutto quello che è successo in questi ultimi giorni, e che essa ritorni ad essere una politica ragionevole, equilibrata, sincera, e soprattutto di dialogo tra i diversi partiti politici. La giusta strada può essere fatta da tutti.
Mi auguro che ogni cittadino italiano, che ogni cittadino straniero regolare o irregolare, ritrovi il giusto valore dell’esistenza umana sulla terra, a prescindere dalla propria origine, dal colore della pelle, dalle proprie convinzioni religiose, e che l’anno 2010 sia un anno di convivenza felice, di gioia del cuore, di accoglienza, e soprattutto di condivisione, in modo da evitare di parlare di natali a colori.
A tutte le persone di questo pianeta, auguro un natale sereno, tranquillo, e delle feste di gioia di condivisione fraterna, condividendo con voi la vera gioia che brilla nel mio cuore.

Joyeux noël e bonne heureuse année 2010

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13 dicembre 2009

Gi studenti della scuola media di Alloum

Questa foto illustra un modo ricco di significato nell’accoglienza dei maestri o di un’autorità da parte degli studenti della scuola media del mio villaggio. Dalle loro facce si legge uno sguardo di gioia e di pieno apprendimento. Essi avrebbero bisogno di approfondire i loro studi in un’aula dignitosa, perché in caso di pioggia, essi abbandonerebbero le lezioni evitando così di bagnarsi. Se continuiamo ad impegnarci insieme si potrebbe offrire a loro un giorno un’aula ospitale.
studenti in piedi, un modo per accogliere il maestro oppure un'autorità

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